Progetto Giustizia Minorile

 

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Incontro con le assistenti sociali

Il giorno giovedì 2 Dicembre 2004 nella nostra classe, 3^B, sono venute a trovarci le due assistenti sociali del carcere minorile di Milano “Beccaria” per parlarci appunto della giustizia minorile. Avevamo già avuto in precedenza un incontro con loro insieme anche alla classe 3^A, il giorno 6 ottobre 2004. La prima volta abbiamo realizzato dei cartelloni sui quali comparivano una serie di titoli ad esempio: GIUDICE, TRIBUNALE REATO ecc.  successivamente, con la tecnica del brain storming. noi ragazzi dovevamo scrivere una serie di parole o frasi che ci venivano in mente riguardo appunto quelle parole… Questa prima fase era stata molto interessante e soprattutto per noi, nuova. Nell’incontro del 2 dicembre le educatrici hanno terminato il discorso lasciato in sospeso, mostrandoci l’Iter del percorso giudiziario minorile. Eccolo qua di seguito:
dopo aver compiuto il reato possono succedere, al minore colpevole, due cose, analizziamole.

Il primo percorso parte con l’arresto, il ragazzo è mandato al C.P.A (centro di prima accoglienza) che generalmente è situato in fianco al carcere minorile. Qui incontra, per la prima volta dopo l’arresto, i genitori e, per la prima volta in assoluto, gli assistenti sociali che lo accompagneranno fino il  giorno del processo. Nel C.P.A, ci si sta per un massimo di 96 ore. In queste ore il ragazzo incontra anche il G.I.P ( giudice delle indagini preliminari): è lui che decide quale pena deve scontare il minore fino al momento della chiamata in tribunale.
Ci sono quattro tipi di pene, le elenchiamo dalla più lieve alla più grave:
1.     Prescrizioni, il giudice dà delle regole da rispettare con cose che il ragazzo deve e non deve fare;
2.     Permanenza a casa, è l’equivalente degli arresti domiciliari degli adulti;
3.     comunità;
4.     I.P.M, permanenza nel carcere minorile.
Alla fine della pena il ragazzo va all’  U.S.S.M. (ufficio sevizi sociali minorili). Le due ragazze che ci hanno spiegato tutto questo fanno parte di questo ufficio. A Milano sono 25 persone in tutto che lavorano su tutto il territorio della Provincia.
L’ultima tappa è il processo; nell’aula del tribunale sono presenti tre giudici, l’accusa (avvocato della vittima e, a volte, anche la vittima stessa), il colpevole con il suo avvocato difensore (che può essere di fiducia oppure affidato dal tribunale), gli assistenti sociali e i genitori. Un processo può finire in tre modi:
1.     uscita;
2.     MAP, il giudice ti mette alla prova dandoti degli incarichi e delle regole da rispettare;
3.     condanna.
Il secondo Iter parte invece con una denuncia. Il colpevole, vero o presunto, può sapere o no di avere una denuncia a suo carico, di conseguenza il ragazzo resta a piede libero.
Come viene a sapere della denuncia deve presentarsi ai servizi sociali del suo paese o città, loro decideranno cosa fare fino al giorno del processo.
Dal giorno dell’udienza in tribunale in poi il processo di risoluzione è uguale a quello dell’Iter precedente.
La seconda attività che abbiamo svolto è stata molto più operativa e ci ha coinvolto in prima persona. Ognuno di noi doveva scrivere su un figlio le 5 regole che per noi valgono in un qualsiasi tipo rapporto. A gruppi, poi sempre più grandi, le abbiamo messe insieme fino ad arrivare alle 5 regole generali… Elenchiamole qui di seguito:

1.     fiducia;
2.
     rispetto;
3.
     volersi bene;
4.
     fedeltà;
5.
     sincerità.

Questo incontro è stato voluto dai docenti per un fatto avvenuto nella nostra classe all’inizio di Giugno: due nostri compagni hanno rubato il cellulare ad una nostra compagna e tutti noi ci siamo coinvolti affinché capissero i rischi corsi per  quel gesto. A volte una bravata può avere conseguenze molto gravi. Questa attività, per noi, è stata molto istruttiva ed interessante poiché, negli anni precedenti, l’argomento della giustizia minorile non era mai stato affrontato! Abbiamo affrontato un campo nuovo… per tutti, nessuno escluso!

clip art Giustizia

Bora Lluca – Valentina Orlandi, 8^B