Relazione Visita guidata al PIME

 

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Prima di partecipare a questa uscita didattica abbiamo svolto un lavoro preparatorio consistente nell’ esame di testi che analizzavano varie forme di pregiudizio e di etichettatura. Questo lavoro era collegato alla comprensione del meccanismo che regge il concetto di commercio equo e solidale. Il 19 febbraio, giunti al “Museo dei popoli e delle culture“ di Milano, abbiamo osservato diversi oggetti  utilizzati per il culto di altre religioni come il Buddismo e il Taoismo che servivano a contattare le divinità o  ad allontanare gli spiriti maligni. Più avanti la guida ci ha fatto notare alcuni vestiti cinesi e giapponesi che venivano indossati in occasioni  particolari come il matrimonio o guerre; ci ha spiegato la differenza tra il vestito di un messaggero importante ed uno meno. Ci ha mostrato dei tamburi birmani ed illustrato il rito di iniziazione brasiliano. Usciti dal museo siamo andati in una grande sala a fare un gioco che consisteva nel camminare ad occhi chiusi; quando urtavamo qualcuno lo dovevamo abbracciare senza sapere chi fosse. Questo gioco, ci ha spiegato un’altra guida, serve a far riflettere le persone che dicono di essere aperte e  disponibili a parlare con chiunque, e che poi non riescono ad abbracciare i compagni di classe. In un altro gioco dovevamo scegliere da un elenco le persone con le quali avremmo voluto trascorrere una settimana in treno. Noi eravamo divisi in sette: ogni gruppo, scegliendo le persone con le quali stare in cabina, dimostrava se le scelte avvenivano in base a pregiudizi o no. Dopo aver mangiato siamo andati alla “Bottega del mondo“: un negozio di articoli del commercio equo solidale, dove abbiamo acquistato alcuni oggetti che provenivano da Paesi dove il costo del lavoro è molto  basso e c’è una grande povertà. Dopo essere stati al negozio ci hanno fatto entrare in un container e ci hanno spiegato che, una volta caricato di oggetti e materiali, sarebbe stato portato in Paesi poveri e, per le  persone senza tetto, il container avrebbe svolto la funzione di casa. Tornati nel grande salone ci hanno  fatto visionare una cassetta che spiegava il significato di commercio equo e solidale. Il filmato ha fatto vedere  come il cacao delle piantagioni del Ghana diventava barretta di cioccolato in Italia.
In questo modo noi consumatori italiani possiamo comprare un prodotto di buona qualità ad un prezzo  ragionevole e, al tempo stesso, contribuire a riequilibrare le ingiustizie commesse dalle multinazionali con la complicità dei sistemi governativi locali. Siamo tornati a casa, carichi delle cose acquistate ma anche di nuove informazioni che ci consentono di credere in un mondo più giusto.

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Alessandro Improta - classe 1^B