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Nelle sale del Castello
Sforzesco è stata allestita la mostra “Leonardo, l’acqua e
il Rinascimento”. Allo scopo di conoscere il genio di
Leonardo abbiamo visitato questa mostra, accompagnati da una
guida che ci ha accolti all’esterno dell’edificio.
Attraversando il cortile, ci ha parlato del castello e si è
soffermata a illustrarci la Torre del Filerete che fu fatta
costruire da Francesco Sforza nel 1452. Non era come si
presenta ora perché nel 1521 fu parzialmente distrutta,
colpita da un fulmine; era poi diventata un deposito di
munizioni e subì un’esplosione. Quella attuale è stata
ricostruita da Luca Feltrami alla fine del 1800, quando i
milanesi erano ormai decisi ad abbattere il castello perché
era diventato simbolo del potere dei Signori della città e
dei dominatori stranieri, inoltre era sentito come una
minaccia tanto da volerlo cancellare dalla loro memoria.
Nella sala dove risiede la mostra sono presenti diversi
computer che illustrano i disegni di Leonardo, i modelli in
legno ed è possibile ricostruire virtualmente alcune opere.
Nel Rinascimento l’acqua era importante: si usava per
l’agricoltura, i commerci, i centri urbani e le scoperte
tecnologiche. Furono costruite macchine che dovevano rendere
il lavoro dell’uomo più leggero, semiautomatico e poi
automatico. Si voleva maggiore lavoro col minor sforzo
possibile. Leonardo possedeva grandi conoscenze. Lasciò
molti scritti, disegni e annotazioni che vennero persi,
molti vennero rubati per copiare le sue invenzioni. Quelle
costruite sono una minima parte, le altre restarono sulla
carta. Alcune delle invenzioni realizzate sono: una gru a
sali-scendi che serviva per scavare il fossato del castello
e un contatore per vendere l’acqua. Leonardo pensò come un
esercito potesse attraversare velocemente un fiume: ideò un
ponte da realizzare in breve tempo e con materiali di
fortuna (ponte girevole su barche o botti collegate con una
passerella). Creò il sistema utilizzato ancora oggi su
canali e navigli per far passare un’imbarcazione a diversi
livelli d’acqua. Inventò una draga lagunare per togliere il
fango dal fondo del fiume, o per raccogliere i sassi che
servivano per pavimentare le strade della città. Costruì un
acquedotto per portare l’acqua nell’edificio (torre) più
alto della città e distribuirla agli edifici più bassi.
Realizzò una macina collegata ad una ruota per macinare il
grano. Ricostruito al computer è stato presentato il sistema
per non usare più i remi per la navigazione. Nonostante
fosse contrario alla guerra, riteneva che fosse necessaria
per difendersi. Così ideò una nave con a bordo un cerchio
con fucili inseriti che avrebbero sparato senza far perdere
l’equilibrio. Infatti i vascelli corazzati si ribaltavano
allo sparo del cannone a causa del contraccolpo che
subivano. Questa visita mi ha fatto conoscere meglio questo
personaggio non ancora studiato a scuola ma del quale avevo
apprezzato solo alcune opere realizzate presso la Villa
Melzi a Vaprio (il dipinto “Il Madonnone”, il primo
ascensore idraulico, alcuni progetti del Naviglio Martesana)
e il traghetto a Imbersago; inoltre ho ammirato dal vivo,
lungo l’Adda, gli ambienti che hanno ispirato gli sfondi di
alcuni suoi dipinti. La realizzazione virtuale del
funzionamento di alcune sue opere mi ha molto interessato. |