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Vaprio
d’Adda, 21 novembre 2005
Carissimi
amici che siete rimasti a casa,
come
state?. Ho aspettato due mesi a scrivervi perché volevo
raccontarvi di un’esperienza fantastica che gli alunni delle
scuole medie in genere fanno, e che aspettano ansiosamente,
dalla prima media; la gita di più giorni! La mia scuola,
quest’anno, invece di farlo in primavera, ha deciso di
anticipare questo evento in autunno, perchè in primavera
siamo sotto stress e sotto pressione per gli esami (qui ci
ha messo lo zampino la prof. Colombo!); in effetti ha
ragione, perché in teoria dovremmo prepararci bene per gli
esami, ma la presenza e l’ansia di una gita di più giorni ci
potrebbe distrarre ulteriormente. Al mattino presto, anzi,
troppo presto per i miei gusti, sia perché non ho dormito a
causa dell’emozione e dell’adrenalina, che erano alle
stelle, mi sveglio, mi lavo, ecc. e guardo il calendario:
vicino alla faccia di frate Indovino c’è un post-it grande
come un yacht e di un colore talmente fluo che quasi mi
metto gli occhiali, dove a caratteri cubitali c’è scritto:
“9/11/2005 ore 6:30 PARTENZA PER AVIGNONE”. Finalmente il
tanto atteso momento era arrivato: amici – prof. Che tolgono
quella sottospecie di veste da noioso/a – severo/a, per
trasportarti in un/a allegro/a burlone/a che sono pronti a
farci da giuda turistica e da “sorveglianti” per tre
splendidi giorni senza quegli invadenti genitori. Ma
soprattutto Avignone, capoluogo del dipartimento di Vaucluse,
in Provenza, per gli ignoranti semplicemente una regione
della Francia, per altri, acculturati come noi dalla prof.
Mazzini la “Provincia” dell’ Impero Romano. Certo la gita ha
i suoi pro e i suoi contro, visto che al ritorno a scuola si
susseguiranno le verifiche, le domande e le interrogazioni
da parte degli insegnanti. Arrivata all’entrata della
scuola, c’erano già alcuni miei compagni a farsi i fatti
propri da una parte, mentre dall’altra parte del cancello le
mamme: “hai portato questo? E quello?” oppure “sei sicuro
che non dimentichi niente?”. Insomma, che stress le mamme!
Tutti i ragazzi, ma anche molte ragazze, portavano borsoni e
mini-trolley, mentre io sono più carica e più accessoriata.
Ho un’enorme valigia azzurra, larga come la Crociera Costa
Fortuna ed è lunga come il transatlantico Lusitania che
contiene di tutto:
J 3 giacche;
J 3 maglioni senza
maniche;
J miriadi di calzini,
top e mutandine,
J 5 maglioni e 5
magliette;
J 5 jeans;
J sciarpe- phon e
trucchi (immancabili!).
Quando partiamo,il pullman è già diviso nei due
schieramenti:
- davanti prof. e vomitini, ovvero ragazzi/e dal vomito
facile, e quasi tutti quelli della 8°A;
- dietro noi, ovvero casinisti con cui ti puoi fare quattro
risate, ma anche discorsi seri.
Partiamo e già dopo la prima mezz’ora qualche idiota: “siamo
arrivati? Quanto manca? Quando possiamo andare ai bagni?”.
Per me, il pezzo forte delle gite è il viaggio, dove si
scoprono simpatiche e interessanti nuove persone, gran
chiacchieroni gente che stava sempre muta, e provare più che
semplice simpatia per una persona, e farsi un sacco di
risate e dire cretinate a tutto andare… E’ bello pensare di
essere con persone simpatiche intorno a te, che ti vogliono
bene, e poter passare con loro tre memorabili giorni sempre
e solo con queste persone: gli amici. Secondo me non c’è
proverbio più vero di: “chi trova un amico trova un tesoro”,
perché a tredici anni l’amico è di per sé un tesoro, anche
se qualcuno vale di più e qualcun altro di meno, sempre
ricchezza è!
Arrivati a Grasse, città provenzale dove hanno sede molte
aziende che producono profumi, saponette, cremine,ecc.,
visitiamo l’azienda “Fragonard” e ne acquistiamo i prodotti.
Quando arriviamo ad Avignone ci comunicano le stanze e i
nostri “co-inquilini”, e io sto con due persone
simpaticissime: Viviana, un’amica delle elementari, ma che
poi ho perso di vista a causa delle amicizie differenti e
delle classi diverse;e Cristina, comunemente chiamata Rizzo,
Pizzul, o (da me) Crizzo, una della 8°C svampita, per
fettina, perennemente dubbiosa, in cerca di consigli e
preoccupata per qualsiasi cosa. La nostra stanza, la numero
109, ha sopportato per tre giorni tre persone con caratteri
differenti, caparbie e disordinate quanto basta per credere
che i ladri in cerca di chissacché nella camera! Il giorno
dopo abbiamo visitato Avignone: Place de l’horologe, Rocher
des Doms e il Palazzo dei Papi (maestoso ma, che stufita
dopo un po’!) sono alcune delle zone della città che abbiamo
visitato. Dopo pranzo siamo partiti per andare a “Les Baux
de Provence” un piccolo paesino arroccato su una montagna,
dove i prof. ci hanno lasciato un’ora intera per
gironzolare, farci gli affari nostri, acquistare souvenirs e
gustare delle ottime crêpes. Io e delle mie amiche siamo
andate in cerca di cappellini, perché il Maestrale si
sentiva molto e c’erano giornate soleggiate ma fredde a
causa di questo vento. Purtroppo non c’era neanche un
negozio che vendesse cappellini; allora deluse, stordite dal
cicalìo delle cicale in terracotta, affamate e con i piedi
un po’ dolenti, siamo andate a mangiarci una “Crêpe au
Nutella”, ovvero una crêpe alla Nutella. Quando torniamo ad
Avignone, posiamo bagagli e ce ne andiamo a fare shopping;
io, Jenny, Sara e Fra Villa abbiamo comprato dei cappellini
molto particolari ma carinissimi, e per tre giorni siamo
andate in giro a braccetto come quattro rincretinite con dei
cappelli buffissimi, che tutt’ora indossiamo e adoriamo! Il
giorno 11 Novembre ~› l’ultimo ( che tristezza! che
peccato!), andiamo a visitare Pont du Gard, un acquedotto
romano che fa da ponte sul Rodano. Dopo pranzo si riparte:
walkman, lettori mp3 & co. Sono già funzionanti, mentre noi
scattiamo foto stupide, osserviamo il paesaggio e
chiacchieriamo del più e del meno, di come sono andate le
cose in questi giorni, ecc. Io, Luca e Lamesta, un ragazzo
che è arrivato quest’anno, siamo intenti a mandarci le foto
e le immagini dai cellulari con il bluetooth… prima io non
sapevo usarlo, ma grazie a Luca adesso lo uso molto spesso.
Arriviamo all’autogrill di Montecarlo, e osserviamo il
panorama: grattacieli con le piscine, le spiagge, il mare e
il cielo stupendi, anzi meravigliosi. Quando ripartiamo
l’autista, un tipo un pò fuori, ci mette un film
pallosissimo: “The Terminal”, che nessuno di noi sta a
guardare, perché siamo impegnati a chiacchierare, a guardare
le fotografie, a giocare a “Verità o Giudizio”, a fare
baccano in generale, e ad ascoltare canzoni di una band (che
io e Sara adoriamo) che storpia le canzoni dei cartoni
giapponesi, tipo Holly e Benji, e ci infila dentro un sacco
di cavolate. Scendiamo ad un altro autogrill, finalmente in
Italia, e io e Fabi pensiamo di cenare comprando i panini
pre-confezionati, e mangiandoli sul marciapiede, mentre
chiacchieriamo con Mirko, Jacopo e Giorgio. Ripartiamo e
dopo un po’ stiamo quasi per arrivare; chiamiamo i genitori
dicendo loro di cominciare ad andare a scuola e, già dieci
minuti prima di uscire dal casello di Trezzo, siamo già
tutti in piedi: ne abbiamo le tasche piene di stare seduti!
Arriviamo, ma avremmo preferito rimanere ancora qualche
giorno là , in Francia, senza genitori che rompono, senza
lezioni di matematica e italiano, senza dover fare i
compiti, ma stare tutto il giorno con una delle cose più
importanti di una persona: i propri amici!
Adesso vi saluto, devo andare via… aspetto le vostre
lettere,
saluti e baci,
Erika J. |