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Vincent, di famiglia olandese attiva nella religione
protestante e negli affari è, paragonabile per certi versi
al Caravaggio ma con chiare caratteristiche psicopatiche: il
“grande folle” del mondo pittorico del suo secolo, ed un
mito per gli appassionati dell’arte perentoria negli anni
Cinquanta – Sessanta dello scorso secolo. Grande artista
carico di energia coloristica e del tratto, dello struggente
movimento delle forme nella materia della pittura, esperto
teologo e incisivo poeta delle sofferenze umane, è attivo
prevalentemente sulla strada apertagli dagli impressionisti
francesi ma fuori dall’arte del suo periodo. Durante tutto
il secolo, che succede alla sua tragica morte, per la sua
ricchezza e la grande varietà delle sue eccellenti
innovazioni artistiche, rimane un grande maestro con un
nome che non potrà mai essere cancellato dalle memorie
future.
Van Gogh verso il 1887, nel periodo in cui frequenta la
bottega di generi artistici del Pere Tanguy ed allestisce
piccole mostre personali al Café du Tambourin alternandosi
con Emile Bernard, Toulouse-Lautrec e Louis Anquetin, è
molto interessato alle teorie della percezione dei colori
mescolati direttamente nella retina dell’occhio, traendone
spunti per integrare il suo caratteristico linguaggio
espressivo con tocchi “spezzettati”. Vincent van Gogh
(1853-90), proveniente da una famiglia calvinista ed
impegnato in prima persona in sermoni tra la gente del
Borinage, era arrivato a Parigi l’anno precedente, un anno
significativo per la pittura, carico di eventi (vedi
post-Impressionismo) che dovevano cambiare in modo
radicale la strada maestra dell’arte. Già negli anni
precedenti aveva cambiato quasi totalmente la maniera di
dipingere, cioè dalla stesura di colori densi e bui con
grossi e decisi colpi di spatola, si era avvicinato ad una
pittura più vigorosa con gamme cromatiche brillanti e dai
caratteristici accostamenti di colore complementare. Anche i
suoi soggetti cambiarono diventando di più abituale
quotidianità. Sicuramente era rimasto alquanto suggestionato
ed affascinato dalle novità formali dell’ambiente artistico
che lo circondava, tanto come era stato deluso dall’ambiente
umano (nauseato dai pittori come uomini) dato che, secondo
lui, metteva in condizione l'artista di trascurare i
contenuti per dare spazio alle soluzioni puramente tecniche
legate agli effetti della visione.
La preoccupazione principale di Van Gogh, che risulta essere
prevalentemente la costante ricerca della sostanza delle
cose e del loro senso, molto spesso ignorato dai tanti
artisti, lo porta ad una scelta ben ragionata in linguaggio
espressivo coloristico che colpisce direttamente la psiche
umana, impiegando anche un tocco spezzettato che segue un
andatura ondeggiante nei contorni di forme volutamente
irregolari e distorte: «Ho cercato di esprimere con il rosso
e con il verde le terribili passioni degli uomini». Nel 1888
si reca ad, Arles, nella parte meridionale francese, dove
riesce a vivere a contatto con la natura rilassante ed
amica, in un periodo di vero splendore creativo, dal quale
hanno origine grandissimi capolavori come le grandi vedute
paesaggistiche cariche di struggente poesia, “La sedia”, “la
camera dell’artista”, la serie dei “Girasoli”. È questo il
momento in cui Van Gogh sogna la realizzazione di un suo
studio d’arte, che gli riconsegni una funzione attiva nella
società. Cerca di convincere nella realizzazione
dell’impresa anche Paul Gauguin che è venuto a trovarlo ad
Arles. Il sogno purtroppo non si materializza e la forte
delusione lo porta ad un tragico gesto con l’automutilazione
dell’orecchio, che gli apre una fase di profondo sgomento,
culminando nel ricovero all’ospedale psichiatrico di SaintRémy-de-Provence.
Da qui la sua pittura cambia nuovamente e, le
rappresentazioni che seguono testimoniano una situazione
umana gracile e sconsolata, che poco alla volta si fa sempre
più angosciata ed agitata nelle forme, esasperata nelle
gamme cromatiche, sfiorando i limiti del linguaggio
espressionistico che si evidenziano negli ultimi suoi
capolavori come la “Notte stellata” e il “Campo di grano”
eseguiti rispettivamente nel 1889 e 1890. Seguirà il tragico
gesto (27 Luglio 1890) e la conseguente morte avvenuta due
giorni dopo. |