Post Impressionismo

 

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Il Post-impressionismo non è un movimento vero e proprio ma un termine usato convenzionalmente, che sta ad indicare le svariate esperienze pittoriche nate e sviluppatesi dopo l’Impressionismo. Fu coniato dal critico d’arte Roger Fry in occasione di una manifestazione pittorica svoltasi a Londra nel 1910, nella quale vennero esposte opere di Gauguin, Cezanne e Van Gogh. Tutte queste esperienze, prevalentemente figurative, hanno come comune denominatore l’eredità più o meno grande del precedente stile. Tuttavia il post-impressionismo non può essere considerato un ben definito movimento in quanto i caratteri stilistici che accorpa sono tra i più svariati.
I post-impressionisti non sentono più il bisogno di riflettere la reale consistenza della natura attraverso gradevoli effetti luminosi del colore, ma cercano di configurarsi una visione della natura in modo sempre più soggettivo. Da ricordare che in questo periodo la nascita della tecnica fotografica mette a disposizione un mezzo che riproduce la realtà in tutti i suoi dettagli, registrando una visione ottica talmente fedele e veloce quale nessun artista potrà mai raggiungere. Pertanto questa tecnica si insinua prepotentemente nel mondo dell’arte in quello specifico campo per cui nacque la pittura, cioè la riproduzione della realtà, e proprio nel periodo in cui la stessa pittura prova ad avvicinarvisi con tutte le valenze dell’Impressionismo.

 
Brevi cenni sulla biografia di Gauguin (1848 - 1903)
 

Non ha neanche raggiunto un anno di età quando la sua famiglia parte per il sud America lasciando la Francia che in quei giorni vede l'ascesa al potere di Napoleone III; proprio durante questo viaggio il padre muore e la madre viene ospitata presso dei parenti che vivono in Perù nella città di Lima. Nel 1855 Gauguin con la madre rientrano in Francia, esattamente ad Orléans, dove soggiornano presso lo zio Isidore; qui Paul Gauguin intraprende gli studi dal 1859 al 1865. Dopo essere stato imbarcato con svariate mansioni sulle navi mercantili ed anche partecipato alla guerra con la qualifica di marinaio a bordo della corvetta denominata "Jerome Napoleon", egli ritorna a Parigi e inizia un nuovo e ben remunerato lavoro presso un agenzia di cambio, divenendo un abilissimo uomo d'affari. Intorno alla fine di novembre del 1872, Gauguin sposa Mette Sophie Gad, una badante venuta dalla Danimarca dalla quale avrà cinque bambini: Aline, Emile, Clovis, Paola e Jean-Renè.

 

Cavallo al pascolo e maiale

 

Mietitori

 

Natura morta con ventaglio

   

Veduta degli Alyscamp

 
Van Gogh  Vincent   (Groot-Zundert 1853 / Auvers-sur Oise 1890)
 

Vincent, di famiglia olandese attiva nella religione protestante e negli affari è, paragonabile per certi versi al Caravaggio ma con chiare caratteristiche psicopatiche: il “grande folle” del mondo pittorico del suo secolo, ed un mito per gli  appassionati dell’arte perentoria negli anni Cinquanta – Sessanta dello scorso secolo. Grande artista carico di energia coloristica e del tratto, dello struggente movimento delle forme nella materia della pittura, esperto teologo e incisivo poeta delle sofferenze umane, è attivo prevalentemente sulla strada apertagli dagli impressionisti francesi ma fuori dall’arte del suo periodo. Durante tutto il secolo, che succede alla sua tragica morte, per la sua ricchezza e la grande varietà delle sue eccellenti innovazioni  artistiche, rimane un grande maestro con un nome che non potrà mai essere cancellato dalle memorie future.
Van Gogh verso il 1887, nel periodo in cui frequenta la bottega di generi artistici del Pere Tanguy ed allestisce piccole mostre personali al Café du Tambourin alternandosi con Emile Bernard, Toulouse-Lautrec e Louis Anquetin,  è molto interessato alle teorie della percezione dei colori mescolati direttamente nella retina dell’occhio, traendone spunti per integrare il suo caratteristico linguaggio espressivo con tocchi “spezzettati”. Vincent van Gogh (1853-90), proveniente da una famiglia calvinista ed impegnato in prima persona in sermoni tra la gente del Borinage, era arrivato a Parigi l’anno precedente, un anno significativo per la pittura, carico di eventi (vedi post-Impressionismo) che dovevano cambiare in modo radicale la strada maestra dell’arte. Già negli anni precedenti aveva cambiato quasi totalmente la maniera di dipingere, cioè dalla stesura di colori densi e bui con grossi e decisi colpi di spatola, si era avvicinato ad una pittura  più vigorosa con gamme cromatiche brillanti e dai caratteristici accostamenti di colore complementare. Anche i suoi soggetti cambiarono diventando di più abituale quotidianità. Sicuramente era rimasto alquanto suggestionato ed affascinato dalle novità formali dell’ambiente artistico che lo circondava, tanto come era stato deluso dall’ambiente umano (nauseato dai pittori come uomini) dato che, secondo lui, metteva in condizione l'artista di trascurare i contenuti per dare spazio alle soluzioni puramente tecniche legate agli effetti della visione.
 

La preoccupazione principale di Van Gogh, che risulta essere prevalentemente la costante ricerca della sostanza delle cose e del loro senso, molto spesso ignorato dai tanti artisti, lo porta ad una scelta ben ragionata in linguaggio espressivo coloristico che colpisce direttamente la psiche umana, impiegando anche un tocco spezzettato che segue un andatura ondeggiante nei contorni di forme volutamente irregolari e distorte: «Ho cercato di esprimere con il rosso e con il verde le terribili passioni degli uomini». Nel 1888 si reca ad, Arles, nella parte meridionale francese, dove riesce a vivere a contatto con la natura rilassante ed amica, in un periodo di vero splendore creativo, dal quale hanno origine grandissimi capolavori come le grandi vedute paesaggistiche cariche di struggente poesia, “La sedia”, “la camera dell’artista”, la serie dei “Girasoli”. È questo il momento in cui Van Gogh sogna la realizzazione di un suo studio d’arte, che gli riconsegni una funzione attiva nella società. Cerca di convincere nella realizzazione dell’impresa anche Paul Gauguin che è venuto a trovarlo ad Arles. Il sogno purtroppo non si materializza e la forte delusione lo porta ad un tragico gesto con l’automutilazione dell’orecchio, che gli apre una fase di profondo sgomento, culminando nel ricovero all’ospedale psichiatrico di  SaintRémy-de-Provence. Da qui la sua pittura cambia nuovamente e, le rappresentazioni che seguono testimoniano una situazione umana gracile e sconsolata, che poco alla volta si fa sempre più angosciata ed agitata nelle forme, esasperata nelle gamme cromatiche, sfiorando i limiti del linguaggio espressionistico che si evidenziano negli ultimi suoi capolavori come la “Notte stellata” e il “Campo di grano” eseguiti rispettivamente nel 1889 e 1890. Seguirà il tragico gesto (27 Luglio 1890) e la conseguente morte avvenuta due giorni dopo.

Autoritratto

   

Natura morta con girasoli

   

Ricordo di Mauve

   
Ritratto del "Pere"Tanguy